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Mamma ludopatica: ecco perché bisogna dire “no” all'azzardo

26-01-2017

La mamma ludopatica, che ha abbandonato il figlio di 5 anni da solo a casa per andare a giocare in una sala giochi di Padova, è l'ultima triste protagonista di una lunga serie di episodi di quotidiana desolazione. Il denominatore comune di questi tragici fatti è da ricercare nell'interesse dello Stato italiano a far quadrare il proprio bilancio tramite il settore dell'azzardo, ma anche delle grosse organizzazioni che nel gioco trovano guadagni sempre più in aumento esponenziale, e infine dalle cosche criminali che trovano larghi spazi per il riciclaggio del denaro sporco. Insomma, un business che fa muovere enormi interessi e somme, e che quindi oppone una difesa a oltranza a qualunque azione di contrasto.
Il Dipartimento per le dipendenze dell'Usl 16 stima che nel proprio territorio di pertinenza siano quasi 2.000 i giocatori problematici, con un'età compresa tra i 15 e i 64 anni, ma che soltanto  circa il 10% di loro riconosca la propria patologia e chieda aiuto.
Da mesi ormai si assiste ad un quasi fastidioso dibattito sulla questione, che vede come interlocutore il Ministero dell'Economia piuttosto che quello della Salute e delle Politiche sociali, che invece sembrerebbe il più indicato ad occuparsene, proponendo una seria legge quadro di riordino generale del settore in tutte le sue diverse declinazioni e offerte (dal Gratta e Vinci alle scommesse on line). Appare assolutamente chiaro a tutti che se l'interlocutore, e unico decisore, rimane il Ministero dell'Economia, per competenza deputato a fare cassa nel tentativo di chiudere i bilanci dello Stato, mai nessuno si azzarderà a far approvare una legge che va contro gli interessi economici generali, perché sarebbe come decidere che la presidenza dell'Avis spetta a Dracula. E infatti, ad oggi, i lavori delle Commissioni parlamentari che hanno abbozzato una proposta di riordino del gioco si sono miseramente impantanati. 
Vorrei allora condividere una riflessione su cosa potrà accadere, nei prossimi giorni, qualora non ci fosse una dura presa di posizione da parte dei sindaci su un'emergenza che rovina tanti loro cittadini facendo perdere il lavoro, la famiglia, azzerare patrimoni anche consistenti e precipitare le persone in un buco sempre più nero da cui è possibile uscire soltanto con un  adeguato sostegno clinico. 
Se Regione e Comuni  accetteranno l'unica proposta attualmente agli atti del Governo, il drammatico risultato sarà un aumento complessivo dell’offerta generale conseguente alla riduzione delle slot nei bar, per trasferirle in nuove 5000 sale scommesse ulteriori rispetto alle esistenti che, come previsto dal bando presente nella Legge di Stabilità per il 2016, verranno aperte a seguito del riordino del settore, con attrezzature Slot tipo Videolottery, gioco on-line, etc.
Quindi l’offerta complessiva non diminuirà ma aumenterà, con il raddoppio del numero di sale e un'offerta di giuoco spostata soltanto dai bar alle sale dedicate, di proprietà delle lobby multinazionali dell'azzardo.
La riduzione delle Slot AWP da bar, inoltre, serve per togliere ai Comuni e alle Regioni qualsiasi potere relativamente alla limitazione di questi luoghi infernali, che vogliono addirittura essere certificati come di tipo A e che, grazie a questo imbroglio, saranno esentati dalle distanze minime rispetto ai luoghi sensibili e da limiti orari.
E questa può essere considerata una riduzione? Un riordino?
In realtà i giocatori si sposteranno dai bar, dove potevano giocare solo alle Slot con monetine e vincita massima di 100€, per andare a giocare nelle sale, dove potranno trovare sia le Slot da bar che le scommesse, i giochi on-line e Slot tipo Vlt, apparecchi dove possono essere inserite anche banconote con promesse di vincite fino a 500.000 euro.
Vorrei allora suggerire alcune possibili proposte, che mi auguro trovino nelle prossime settimane una sede di approfondito dibattito, nella considerazione non tanto delle più o meno veritiere entrate per lo Stato, ma dell’impatto sociale che queste scelte pubbliche potrebbero generare.

1. Riduzione del 30% del numero di AWP sul totale dei titolari dei nulla osta.
2. Potestà regolamentare, in materia di apertura e funzionamento delle sale, posta in capo ai Sindaci in base ai propri regolamenti comunali, che in moltissimi casi prevede il criterio di distanze congrue dai luoghi di aggregazione sociale. A tal proposito, giudico assolutamente ingiustificato che le sale certificate possano andare in deroga al principio delle distanze e degli orari.
3. No all‘introduzione dell’art. 88 del Tulps in tutti i punti gioco, in sostituzione dell’art. 86,  nei pubblici esercizi, in quanto escluderebbe i Sindaci dall’autorizzare le nuove istallazioni di apparecchi da gioco.
4. Riduzione della perdita oraria delle AWP dalle attuali 50 euro all’ora a 25 euro all’ora.
5. Orario unificato a 12 ore per tutti i punti gioco a livello nazionale, da realizzare in un’ottica di ristrutturazione generale del settore, e distanza dai luoghi sensibili fissata in 300 m (come già previsto dalla Regione Liguria).

Vice presidente Provincia di Padova
e Sindaco di Loreggia

 
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