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Limitazioni per contrastare il bracconaggio e la pesca di frodo notturna

08-03-2016

“Pesca abusiva, bracconaggio e sovrapesca sono attività che vanno assolutamente contrastate per salvaguardare la salute dei consumatori, per tutelare la fauna ittica e il commercio legale”. E’ quanto ha detto il Presidente della Provincia di Padova Enoch Soranzo, che ha firmato un decreto per vietare totalmente la pesca nelle acque secondarie e limitare quella nelle acque principali.
“Intendiamo dare un segnale chiaro e inequivocabile – dice Soranzo - a un fenomeno che sta aumentando in modo esponenziale. Stiamo assistendo ad attività di bracconaggio e pesca di frodo notturna con una conseguente commercializzazione illegale del pescato. La tradizione della pesca nelle acque interne è stata ripresa soprattutto dalle etnie dell’est e il commercio è tornato economicamente conveniente perché c’è molta richiesta. E’ aumentata anche la richiesta di pesce misto per fare mangimi per animali, come crocchette per cani e gatti. Questo ha provocato l’infiltrazione di bande che agiscono di notte saccheggiando i fiumi con enormi reti e catturando tutto quello che possono: pesci siluro, carpe, cefali. Purtroppo oltre alle dannose reti a strascico, utilizzano scariche elettriche e sostanze chimiche che danneggiano l’habitat dei nostri fiumi. Spesso il pescato viene spedito in Romania e alimenta il mercato nero all’estero, impoverendo l’intero comparto e togliendo la materia prima ai pescatori locali. Le limitazioni imposte dal nuovo decreto rappresentano un’ulteriore strumento che consentirà alla Polizia Provinciale di vigilare più severamente sui nostri fiumi”.
Vietato quindi l’utilizzo del tremaglio, del bertovello con ali, del cogolo e della vangaiola almeno in alcuni corsi d’acqua. La richiesta di tutelare questa situazione è giunta da istanze forti del mondo della pesca professionale e sportiva.
“E’ un fenomeno fuori controllo – dice Davide Gianella, consigliere provinciale delegato alla Caccia e Pesca – che va arginato il prima possibile con azioni preventive e di contrasto attraverso l’utilizzo di risorse e mezzi in grado di mettere un freno a una piaga che sta colpendo in maniera silente il nostro territorio e i nostri fiumi a danno di alcune specie a volte protette e in barba ai periodi di sospensione della pesca. Oltre al danno ambientale c’è anche un rischio sanitario collegato alla commercializzazione di prodotti non controllati diretti spesso clandestinamente verso i mercati dell’Est Europa. Qui nel Veneto  in una cornice dove mare, pesca e portualità sono parte integrante del territorio, ci è offerta l’occasione per confermare il nostro comune impegno a garantire una pesca sostenibile non soltanto dal punto di vista ambientale, ma ugualmente dal lato economico e sociale, che assicuri un futuro a lungo termine per tutti i pescatori”.  
Sono 25 le licenze di pesca professionale concesse in provincia di Padova e un buon numero di pescatori svolge l’attività nella zona lagunare valliva, conosce il proprio territorio e lo rispetta perché gli consente una continuità a livello lavorativo.
Ora c’è una mobilità diversa, i pescatori si spostano e arrivano da altri Paesi e questa mancanza di legame al territorio non tutela il mantenimento della fauna
Ittica. Chi arriva da zone diverse inoltre difficilmente conosce la normativa e i divieti che sono specifici di ogni zona. Le problematiche legate a questo fenomeno sono tante: scarico abusivo di liquami, violazione delle norme igieniche nello stoccaggio del pescato, avvelenamento delle falde acquifere, danni al paesaggio e alla fauna, evasione fiscale.
“Gli organi preposti al controlli dei nostri fiumi e canali – conclude Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale delegato alla Polizia Provinciale - ora hanno strumenti più adeguati e mirati che andranno a colpire chi esercita la pesca di professione illegalmente.
Il Decreto approvato dalla Provincia di Padova  segna un passo importante e manda un segnale preciso ai bracconieri che intendono predare le nostre acque. Auspico che anche questa azione serva per contrastare il fenomeno predatorio nei confronti della fauna ittica e possa avere una sicura efficacia in termini di prevenzione e contrasto verso questi episodi di inciviltà che si svolgono nel nostro territorio. Si tratta di una presa di distanza sempre più chiara e severa rispetto a quei soggetti che creano un evidente danno economico al settore ittico, oltra ad un evidente danno al patrimonio naturalistico. La prevenzione e il contrasto sono sicuramente le azioni sulle quali bisogna agire con determinazione, anche se il presidio non è così facile soprattutto per l’ampiezza del territorio. Sono certo che la Polizia Provinciale saprà unire professionalità e competenza per far fronte a questo problema ancora troppo sottovalutato”.

 
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