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"Lavorare nell’Amministrazione Penitenziaria”: rischi per la salute psicofisica

19-01-2016

Si è svolto nella Sala Consiglio della Provincia di Padova il convegno “Lavorare nell’Amministrazione Penitenziaria – I rischi per la salute psicofisica: dalla ricerca sul campo agli interventi”.
All’iniziativa erano presenti Fabio Bui vicepresidente della Provincia di Padova, il senatore Enrico Buemi, Giuseppe Ferrari, Presidente SIPISS – Società Italiana di Psicoterapia Integrata per lo Sviluppo Sociale, Enrico Sbriglia Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria Triveneto, Arianna Girard e Valentina Penati, ricercatrici SIPISS.
Il convegno è stata l’occasione per fare il punto sui risultati della ricerca condotta da SIPISS negli Istituti Penitenziari del Trivento, il primo progetto europeo di ricerca sullo stato di salute dei lavoratori dell’Amministrazione Penitenziaria.  Il principale obiettivo è stato quello di individuare i reali rischi psicosociali a cui è soggetta questa particolare categoria di lavoratori al fine di ridurre l’impatto lesivo sulla salute e sul contesto sociale.
“La realtà carceraria – ha detto Fabio Bui - che ho avuto modo di visitare, mi ha colpito in modo particolare e il mio impegno come Amministratore per questa realtà proseguirà in modo determinante. Il carcere non deve essere conosciuto solo per i fatti negativi che accadono. Sono rimasto colpito dalle condizioni di lavoro nelle quali operano gli agenti di polizia penitenziaria e a loro va il mio più sincero apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente con estrema disponibilità. Gli agenti vivono dentro le mura, ma devono essere invisibili, devono avere un atteggiamento di autorevole durezza ma nel contempo devono essere altrettanto sensibili. L’attenzione dedicata a queste tematiche rappresenta già un primo fondamentale intervento in un’ottica di diffusione di una realtà lavorativa forse ai più poco nota e valorizzata”.
Il convegno ha rappresentato anche l’occasione per evidenziare il ruolo e l’opportunità di introdurre una funzione medica e/o psicologica con specifici compiti a supporto di tutti gli operatori e dell’organizzazione stessa che potrà beneficiare di un presidio puntuale sullo stato di malessere e di disagio del proprio ambiente di lavoro.

Il convegno è stato l’occasione per  il tema della valutazione dell’idoneità psicofisica dei lavoratori fornendo indicazioni utili per intervenire nelle situazioni di criticità tipiche dell’ambiente carcerario.
“Credo sia giunto il momento – ha detto Enrico Sbriglia – di ricostruire e immaginare un nuovo assetto organizzativo in grado di difendere, tutelare, proteggere e valorizzare quella risorsa umana, senza pari, costituita proprio dagli operatori penitenziari, dotando il nostro sistema di figure di alta professionalità che svolgano una funzione di sostegno. L’istituzione della figura del medico del Corpo della Polizia Penitenziaria, insieme allo psicologo di ruolo in ogni istituto penitenziario, si rende sempre più necessaria”.
“Sono convinto che l’introduzione di una Direzione Sanitaria - ha concluso Giuseppe Ferrari – come succede in altri Corpi di Polizia, consentirebbe non solo di tutelare la salute dei lavoratori, ma anche di dare un efficace supporto organizzativo a coloro che devono gestire questa realtà complessa, in particolare ai Direttori degli Istituti  e ai Provveditori”.

 
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