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La “Giornata della Memoria” ricordata a Vo’ Vecchio

27-01-2016

Mercoledì 27 gennaio è stata commemorata a Vo’ la “Giornata della Memoria” 2016, alla presenza del Sindaco, Vanessa Trevisan, delle Autorità civili e religiose, degli alunni delle locali scuole elementari, dei rappresentanti di alcuni Istituti superiori di Padova, e dei cittadini. Per la Provincia di Padova era presente il Consigliere Delegato, Vincenzo Gottardo.
Le celebrazioni commemorative si sono tenute a Villa Venier, che rappresenta un luogo simbolo per i padovani poiché fu utilizzata per oltre 7 mesi, dal 3 dicembre 1943 al 17 luglio 1944, come luogo di raccolta provinciale dei cittadini ebrei destinati ad Auschwitz.
“E’ difficile immaginare l’orrore delle truppe sovietiche, quel 27 gennaio del 1945 –ha ricordato il Consigliere Delegato, Vincenzo Gottardo-  quando, entrando ad Auschwitz per liberare i pochi superstiti sopravvissuti, si trovarono ad essere testimoni di una delle atrocità peggiori che la storia ricordi, la Shoah.
Dal 2000, con una legge speciale, anche l’Italia commemora ogni anno il 27 gennaio come Giorno della Memoria e tutte le vittime del nazismo, dell’Olocausto e coloro che, anche a rischio della propria vita, protessero i perseguitati.
Oggi noi ricordiamo tutti questi eroi in un luogo particolarmente significativo per la memoria dei padovani, Villa Venier, divenuta tristemente nota nel 1943 perché sede del campo di concentramento provinciale degli ebrei che, nella follia delle leggi razziali e nell’indifferenza dell’apparato burocratico, furono deportati nei campi di concentramento e sterminati.
Primo Levi, sopravvissuto ai lager, nel suo libro forse più famoso “Se questo è un uomo”, scriveva: “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa, andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli.” Questo dev’essere ancora oggi il nostro impegno quotidiano, quello di non dimenticare mai, di continuare a testimoniare le atrocità di uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, soprattutto alle nuove  generazioni,  “ponte” prezioso tra noi e il futuro, perché il ricordo diventi monito a costruire un futuro senza più aberrazioni, basato su una coscienza individuale e collettiva indirizzata soltanto al bene comune.
Oggi siamo qui per commemorare tutte le vittime di un delirio umanamente inaccettabile, ma soprattutto per tenere vivo il loro ricordo, perché gli orrori della Shoah non accadano mai più, perché storia e memoria divengano risorse fondamentali dell’umanità, portando sempre gli uomini a utilizzare il passato per comprendere il presente, e costruire così un futuro in cui non ripetere gli stessi, tragici errori.
Credo che questo sia il modo più degno di onorare una “Giornata della Memoria” che abbia davvero un significato, e non rappresenti solo un giorno da segnare simbolicamente sul calendario. Oggi siamo qui non soltanto per ricordare chi è stato orrendamente trucidato, ma anche per diventare noi stessi testimoni di un’immane tragedia da trasformare in storia indelebile su cui costruire un mondo di tolleranza e rispetto. Abbiamo il dovere, ancora oggi, di far comprendere ai più  giovani il passato, di permettergli d’interrogarsi sui limiti della nostra civiltà, sull’uso della violenza come pratica di potere, sull’aggressività del totalitarismo in tutte le sue forme, sulla cieca brutalità di chi vorrebbe giudicare un uomo non per ciò che è, ma per l’etnia o la comunità cui appartiene. Sono profondamente convinto che l’unico antidoto per evitare che la storia ripeta i suoi tragici errori sia  continuare a parlarne, ascoltare le testimonianze, cercare di comprendere le motivazioni, affinché i nostri figli diventino in grado di affrontare la vita con il coraggio di dire “no” al male, perché come ricordava Elie Wiesel, “La responsabilità è sempre del singolo individuo, che ha la facoltà di accettare o rifiutare la follia e la violenza del branco. Anche il silenzio che aiuta i carnefici è una scelta individuale.”
Ad ognuno di noi, quindi, la responsabilità di fronte al male di saper scegliere sempre la via del bene.”

 
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