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Celebrazioni del 25 aprile a Selvazzano: arrivo della Colonna della Libertà

25-04-2016

Il Presidente della Provincia di Padova e Sindaco di Selvazzano Dentro Enoch Soranzo ha partecipato alle celebrazioni del 25 aprile che si sono svolte a Selvazzano in concomitanza con l'arrivo della "Colonna della Libertà" che ha attraversato le vie del paese tra l'entusiasmo dei cittadini.

"Oggi è prima di tutto una grande giornata di festa - ha detto il Presidente Soranzo. Un momento in cui la nostra città e tutta la provincia ricordano e onorano tutti i Caduti della Seconda Guerra Mondiale e il fortissimo sentimento di libertà che ha animato queste stesse strade. Qui, 71 anni fa, c’erano i volti e i sorrisi dei giovani – io nostri nonni e bisnonni – che, dopo tante sofferenze, accoglievano gioiosi la fine del conflitto. Chi sventolava la bandiera italiana, chi salutava con la mano, chi applaudiva. E chissà, in quegli occhi, quanto rammarico per amici, parenti, mariti e figli caduti al fronte. Chissà quanta voglia di riscattarne il sacrificio ponendo le basi di una società libera e democratica, capace di anteporre l’etica e il dialogo alle armi. Era l’ultima pagina della guerra e la prima di una nuova, meravigliosa, storia. La nostra.
Per questo i Comuni e la Nuova Provincia di Padova hanno fortemente voluto portare la Colonna della Libertà nel nostro territorio. Abbiamo cercato di rivivere, in piccola parte, le emozioni che hanno pervaso i cuori e le menti dei cittadini di quei giorni. Sono loro i padri fondatori della Repubblica: i volti che vediamo nelle foto ingiallite, i nomi nei monumenti dei Caduti, nei cimiteri di guerra e quelli nei campanelli di casa dei nostri anziani. La loro voglia di vivere, di riscattarsi, di ripulire le macerie ha saputo superare gli odi e i rancori che sempre le guerre lasciano nella popolazione. Ad ognuno di quei volti e di quei nomi, oggi, va il nostro più sincero ringraziamento.  
La fine del conflitto armato segna, infatti, soprattutto un inizio. L’inizio della ricostruzione alla quale tutti gli italiani vollero e seppero contribuire nonostante la povertà e le profonde lacerazioni. E segna anche l’inizio della nostra responsabilità.
Da quelle macerie è risorto un Paese libero e democratico, animato dai valori di pace, solidarietà, giustizia, lavoro e buona politica. Come giustamente ha ricordato il presidente Sergio Mattarella, il frutto principale di quei giorni è la Costituzione. La nostra Carta è la pietra angolare su cui poggia la civiltà e il modello sociale che i nostri padri ci hanno lasciato, ed è anche la strada maestra sulla quale camminare ancora. Come non ricordare, oggi, la grande impresa dei partiti nati nel Dopoguerra: quella di preservare lo spirito dell’Assemblea costituente e approvare il più importante documento di riforma costituzionale della nostra storia nonostante la rottura politica avvenuta in sede di governo. Come non ricordare il salto democratico compiuto dall’Italia già nel 1946 aprendo al confronto del Referendum istituzionale e al voto alle donne. Come non rievocare lo spirito di un Paese che ha avuto la forza di presentarsi al mondo con dignità e credibilità.
Sono pagine che devono farci sentire orgogliosi di essere cittadini italiani e cittadini padovani. Orgogliosi, ma anche responsabili. La Seconda Guerra Mondiale non ha precedenti per estensione geografica, per numero delle vittime, per la vastità delle distruzioni. I bombardamenti e i rastrellamenti non risparmiarono nessuno. Eppure da qui siamo rinati e il sacrificio dei nostri eroi va onorato, ricordato e difeso, così come va ricordata e commemorata ogni vita perduta in tutte le guerre. L’unità nazionale, la democrazia sono beni preziosi e mai scontati.
Abbiamo alle porte un nuovo fronte: i nostri Comuni sono già stati chiamati a dare rifugio e ospitalità a chi scappa dai conflitti nella sfida epocale che si è aperta nel Mediterraneo. Ma anche la guerra sembra, purtroppo, essersi pericolosamente avvicinata a noi con gli atti di terrorismo che hanno insanguinato le capitali europee senza risparmiare i ragazzi italiani. Il destino delle democrazie è affidato a un Continente, l’Europa, che ci auguriamo ritrovi presto il senso di responsabilità dei suoi fondatori. Siamo davanti a una svolta storica e il ricordo di tutti i caduti delle guerre, ci deve guidare.
Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi presenti oggi: questi carrarmati sono stati usati per combattere, ma quando sono entrati nelle nostre città, il 25 aprile, sono divenuti il simbolo della fine della guerra e, quindi, di pace. Una pace che non è stata scritta a prescindere, ma con il sacrificio di chi ha lottato per donarcela.
I nostri nonni ci hanno passato il testimone, noi dobbiamo prenderlo con responsabilità e senso del dovere. Queste ricorrenze devono servirci per trarre ispirazione perché abbiamo una strada impegnativa davanti, ma sono sicuro che questi esempi di guideranno e ci aiuteranno a costruire una comunità e un mondo migliore."

 
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