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Bui: “Il Parlamento non lasci soli i Sindaci nella lotta alla ludopatia”

11-03-2016

Se nel 2000 gli italiani avevano speso poco più di 4 miliardi per il gioco d’azzardo legale, nel 2015 l’ammontare è schizzato a oltre 85,5 miliardi di euro, con un apice nel 2012 di quasi 90 miliardi. A queste cifre va aggiunto tutto ciò che non è legale ma che rientra comunque nel giro d’affari, difficilmente quantificabile, anche se facilmente immaginabile.

“Questa è la più chiara dimostrazione che lo Stato non si è mai davvero preoccupato di contrastare un’emergenza che può colpire chiunque soprattutto, negli ultimi anni, la popolazione più giovane”, inizia il Vicepresidente della Provincia e Sindaco di Loreggia, Fabio Bui.

“Le conseguenze di una situazione così grave –continua Bui- sono sotto gli occhi di chiunque, con persone che perdono tutto, dai soldi agli affetti familiari. Ultimamente, il fenomeno si è ancora più aggravato in conseguenza della crisi economica che ha interessato tutte le nostre realtà locali, con la dimostrazione scientifica che meno risorse si hanno più si è propensi a rischiare. Per questo considero il gioco d’azzardo come una vera e propria malattia sociale, che colpisce le persone meno istruite e con minor reddito, quindi gli individui più deboli.
Con il maxiemendamento all’ultima Legge di Stabilità sono state approvate alcune norme relative al rinnovo delle concessioni alle sale Bingo, ai corner, alle sale scommesse e alla distribuzione delle macchinette nei locali tipo tabaccherie e bar, ma gli interventi non sono ancora sufficienti. Sono in molti a pensare, sottoscritto compreso, che il giro d’affari sia troppo considerevole per poter essere eliminato, e che un fenomeno così grave debba essere contrastato con ben altri provvedimenti. Innanzitutto si dovrebbero prevedere fondi ad hoc per la formazione di personale altamente specializzato da impiegare nella prevenzione in scuole e comunità, come già si fa per la dipendenza dalla droga o dall’alcol, e per gli incidenti stradali.
É necessario iniziare dalle scuole elementari o addirittura dagli asili perché è meglio prevenire che curare, e il proibizionismo è un grave errore che, gli Stati Uniti ci hanno insegnato, potrebbe rivelarsi fatale.

I Sindaci, in attesa di una Legge Quadro nazionale che debelli questa malattia, stanno cercando - sebbene con provvedimenti parziali come la limitazione degli orari delle sale giochi, la modifica del Regolamento Urbanistico Edilizio per le zone dove il gioco d'azzardo sia tassativamente vietato, ad esempio vicino alla stazione o ai luoghi “sensibili” come le scuole- di arginare un’emergenza sociale tra le peggiori. Perché, ci si chiede, se una medicina si dimostra dannosa per la salute la si toglie immediatamente dal mercato, mentre l’azzardo continua ad essere tranquillamente tollerato dallo Stato?

Mi rendo conto, naturalmente, che ogni iniziativa comunale rappresenti una goccia nel mare di un problema talmente grave che nessun singolo può pensare di affrontare da solo, ma non ci si può esimere dal fare la propria parte nel contrasto a un così grave fenomeno, e per questo noi Sindaci continueremo a portare avanti con determinazione la richiesta di una nuova legislazione nazionale più significativa, perché gli Amministratori locali non siano
ancora una volta lasciati soli ad affrontare i disagi dovuti ai silenzi e alle negligenze altrui.”

 
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