Ufficio Stampa > Comunicati stampa anno 2018 > 73° anniversario della Liberazione

73° anniversario della Liberazione

25-04-2018

“La maggior parte di noi che siamo presenti qui, oggi, nel 1945 non c’era. Eppure i valori che gli italiani sancirono con il loro sacrificio durante la Seconda Guerra mondiale, sono ora più attuali che mai”. Enoch Soranzo, presidente della Nuova Provincia di Padova ha esordito con queste parole nel suo intervento durante la cerimonia del 73esimo anniversario della Liberazione di fronte al Municipio. Dopo l’alzabandiera sono seguiti gli Onori ai Caduti e la deposizione delle corone di alloro, l’intervento del vicesindaco Arturo Lorenzoni e l’orazione ufficiale di Floriana Rizzetto, presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

“Stiamo vivendo tempi in cui attorno ai nostri confini, più o meno lontani – ha continuato Soranzo -  la parola guerra è purtroppo una realtà. In Siria, prima di tutto, ma anche in Libia, Nigeria, Somalia e in moltissimi altri Paesi le popolazioni stanno vivendo situazioni di conflitto permanente e diffuso, di enorme portata storica. Lo vediamo tutti i giorni, da cittadini e da amministratori: il disagio che sta montando appena fuori dalle porte di casa nostra, sta bussando nei nostri Comuni, piccoli e grandi nessuno escluso.

È tempo di guardare in faccia la realtà e capire che il problema dei migranti nasce dal conflitto geopolitico che l’Europa -- non l’Italia, non il Veneto, non Padova e non i singoli Comuni italiani -- dovrebbe gestire con una voce unica, forte e che tuteli i Paesi geograficamente più esposti come il nostro.

Cosa c’entra il 25 aprile in questo scenario?

C’entra e molto. Perché la storia non è mai un capitolo concluso, ma un libro che gli esseri umani di ogni tempo scrivono giorno dopo giorno e che, come teorizzava il filosofo napoletano Giambattista Vico, ha la tendenza a ripetersi. Oggi ci troviamo pericolosamente vicini alla “tempesta perfetta” e il passo verso una grande guerra che unisce i tanti conflitti in corso potrebbe essere breve. Questo perché, ancora una volta, stiamo vivendo una fase di passaggio dove i sistemi idealizzati dalla società di riferimento attuale non sono in grado di dare risposta alle esigenze delle popolazioni.

Ecco perché sono ancora validi gli ideali di libertà e di democrazia  che, il 25 aprile di 73 anni fa, hanno inondato le strade della nostra Nazione. Io non c’ero. Ma faccio parte di una generazione nata e cresciuta grazie a coloro che lottarono per la pace, e che ci hanno consegnato il futuro affinché mai più vivessimo le sofferenze della guerra. Per capire il presente e il futuro, è necessario ascoltare il passato di quanti lo hanno vissuto sulla propria pelle. Ma la generazione di coloro che sono scampati alla guerra, come giustamente ricordano molti, si sta esaurendo e il compito di chi, come me e molti di voi non siamo stati testimoni diretti di quegli anni, è egualmente alto e denso di responsabilità. Dobbiamo impegnarci ad  educare i nostri figli alla difesa della libertà, alla pace e al rispetto reciproco. Solo se tutti insieme riusciremo ad essere coesi di fronte alla minaccia dei conflitti al di là di qualsiasi differenza, sapremo crescere generazioni future libere e democratiche, sempre disponibili al confronto e mai alla prevaricazione.

È uno sforzo che ci deve vedere tutti uniti, amministratori, insegnanti, genitori, formatori: solo con la consapevolezza che abbiamo nelle mani le vite e le sorti delle giovani generazioni, potremo davvero raccogliere con onore il testimone di chi ha sacrificato la propria vita per lasciarci un’Italia libera e democratica.

Buon 25 aprile a tutti”.

 
Bookmark and Share


 

Sottomenù della sezione


 

 
YouTube Facebook Feed Rss Valid XHTML 1.0 Strict