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2 giugno: le celebrazioni per la Festa della Repubblica

03-06-2017

A Padova le celebrazioni per il 71° anniversario della Festa della Repubblica si sono svolte in Piazza dei Signori alla presenza delle Autorità civili e militari.
In rappresentanza della Provincia di Padova era presente il presidente Enoch Soranzo.

Abbiamo varcato la soglia del 71esimo anno dalla nascita della Repubblica italiana - ha detto il presidente Soranzo. Un’età matura sul calendario, ma che il Paese vive ancora con tutte le turbolenze dell’adolescenza. Eppure il 2 e il 3 giugno del 1946, i 24 milioni di italiani che andarono a votare per dare una forma nuova all’Italia appena uscita dalla Guerra, avevano un’idea chiara. Quella di consegnare ai loro figli un posto libero, fondato sulla pace e sulla democrazia, un Paese dove far crescere e prosperare le generazioni future.
Tutti noi che siamo qui oggi, abbiamo avuto la fortuna di vivere ciò che quelle persone hanno sognato per noi. Non fu una svolta scontata. Era passato poco più di un anno dalla fine del più grande conflitto di tutti i tempi e l’Italia ne era uscita lacerata. Ma alla disperazione o alla resa dei conti, ha prevalso la gioia di essere vivi e la promessa fatta ad amici, parenti, figli, genitori, fratelli e sorelle morti in guerra. Con la voglia di riscatto nel cuore, scelsero la temerarietà.
Sì, perché la Repubblica è una forma istituzionale temeraria: è uno spazio pubblico in cui le differenti sensibilità politiche e i legittimi interessi di parte trovano una collocazione e una sede per confrontarsi, anche animatamente. La Repubblica non teme il conflitto perché lo sa governare e perché si nutre di partecipazione, riuscendo ad essere uno scudo contro i tentativi di discriminare le libertà fondamentali dei suoi cittadini.
Sono valori altissimi e, per questo, difficilissimi da perseguire. Ma essere temerari significa non arrendersi e gli italiani che votarono 71 anni fa, certamente lo erano. A me piace pensare che buona dose di quel coraggio sia arrivato dalle donne che per la prima volta ebbero diritto di voto. Parliamo di mogli e fidanzate che in guerra avevano perso i loro compagni, di mamme che ancora piangevano per i figli immolati all’altare della Patria. Sono convinto che proprio loro abbiano saputo infondere quella speranza per il futuro che solo da una donna può arrivare. Per questo, tra le tante bellissime citazioni che si possono trarre dai nostri Padri costituzionali, ho scelto invece la testimonianza di Anna Banti, scrittrice. “In quel 2 giugno, nella cabina di votazione, avevo il cuore in gola. Avevo paura di sbagliarmi fra il segno della repubblica e quello della monarchia. Forse solo le donne e gli analfabeti possono capirmi. Era un giorno bellissimo e quando i presentimenti neri mi opprimono, penso a quel giorno, e spero.
Di tutto quell’ardore è sintesi la nostra Costituzione, così fresca e viva che ancora oggi continua a godere non solo della fiducia, ma anche dell’affetto degli italiani. Lo abbiamo ben visto durante l’ultimo Referendum: quando si tratta di mettere mano alla carta costituzionale, i cittadini giocano in difesa. E sebbene questo complichi anche i possibili cambiamenti positivi che ne potrebbero derivare, è indice di quanto sia ancora forte il senso di responsabilità che la nostra storia costituzionale porta con sé.
Viviamo anni di profondi mutamenti, il mondo cambia velocemente e la difficoltà più grande è conservare l’umanità, il senso etico e la solidarietà sociale che ha animato gli italiani del Dopoguerra consentendo di affrontare le enormi sfide di allora. Sono i valori che dobbiamo recuperare per ricostruire tutti insieme una comunità meno fredda, più unita e più vicina alle vere esigenze dei cittadini.
Con questo auspicio, auguro a tutti voi Buona Festa della Repubblica".

 
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