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2 giugno: Festa della Repubblica

02-06-2016

A Padova le celebrazioni per il 70° anniversario della Festa della Repubblica si sono svolte in Piazza dei Signori alla presenza delle Autorità civili e militari.
In rappresentanza della Provincia di Padova era presente il presidente Enoch Soranzo.
"Nei giorni che hanno preceduto questo 2 giugno - ha dichiarato Soranzo - ho molto riflettuto sulle parole che avrei pronunciato perché volevo evitare, come spesso accade, di vivere queste celebrazioni come un ripetitivo esercizio di retorica. E così ho provato a sfogliare indietro le pagine del meraviglioso diario che è la nostra Storia nella speranza di capire, seppure in piccolissima parte, quali pensieri e quali emozioni abbiano provato 24 milioni di italiani in quelle due giornate di settanta anni fa.
Il mio pensiero è andato soprattutto alle donne che, per la prima volta in assoluto, hanno potuto votare ed essere votate, dando piena attuazione alla svolta democratica del nostro Paese. E poi ho immaginato i volti di un intero popolo che, un anno dopo la guerra, si mise ordinatamente in fila davanti alle sezioni portando nel cuore il ricordo dei caduti e nell’anima la speranza del futuro per il quale tanti hanno dato la vita. Il voto, la sensazione di poter esprimere liberamente la propria opinione, di contribuire a costruire un Paese forte e rispettato nel mondo, la voglia di essere protagonisti della Cosa pubblica per il bene della comunità. In quegli occhi c’era gioia per queste piccole e grandi conquiste che hanno dato senso alla morte di tante persone.
Nonostante la povertà e le profonde lacerazioni lasciate dalla guerra, nei nostri nonni (e per molti di voi, bisnonni) ha prevalso l’unione, la voglia di riscatto e di essere i padroni delle sorti del proprio Paese. Il 2 e 3 giugno ’46  sono i giorni simbolo di una svolta che non era per niente scontata. Dobbiamo andarne orgogliosi perché quelle energie, quella speranza, quella visione è scritta nel nostro dna e nelle nostre radici. È un patrimonio di valori che dobbiamo  esportare fuori dai nostri confini. L’Europa sta dando prova di quanto corta sia la sua memoria e l’Italia ha la forza storica e morale per ricordare che non sono le barriere e il populismo spiccio la risposta alle sfide del nuovo mondio.
Oggi troppo spesso tendiamo a non accorgerci del valore di alcune tappe della nostra vita che ci sembrano anzi naturali. Per questo invito tutti a spendere qualche minuto di questa giornata cercando in internet il “Discorso sulla Costituzione” che fece nel 1955 Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Carta costituzionale. È un testo breve e carico di spunti attualissimi che vale la pena leggere per arrivare ad ottobre consapevoli delle scelte che siamo chiamati a fare con il Referendum costituzionale. Si tratta di un appuntamento storico perché il Parlamento ha riscritto alcuni passi fondamentali delle regole costituzionali, in particolare decretando la fine del bicameralismo perfetto e nuove norme per l’elezione del Presidente della Repubblica. Quando Calamandrei dice che “Una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica”, richiama tutti noi all’impegno della partecipazione. Quando afferma che “Sulla libertà bisogna vigilare dando il proprio contributo alla vita politica perché la libertà è come l’aria: ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare”, ci ricorda che la Carta costituzionale è il testamento dei centomila italiani caduti in guerra. Quando, infine, dice che “la Costituzione apre vie verso l’avvenire, è rinnovatrice, mira alla trasformazione della società ed è un impegno di lavoro da compiere”, invita tutti a fare del nostro meglio nella vita pubblica.
Cara Repubblica italiana, hai compiuto Settant’anni e siamo i figli di chi ha lottato perché tu divenissi forte in Europa e nel mondo. Ti rinnoviamo oggi la promessa di lavorare nella rotta tracciata dai principi costituzionali, per creare condizioni di crescita, per favorire l’occupazione e ridurre le distanza fra Istituzioni e cittadini.  
Viva l’Italia e viva la Repubblica.

 
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