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1 maggio in Piazza dei Signori a Padova

01-05-2018

Padova festeggia i lavoratori in Piazza dei Signori con la tradizionale manifestazione del 1 maggio organizzata da Cgil, Cisl e Uil. Erano presenti Fabio Bui vice presidente della Provincia di Padova, Arturo Lorenzoni vice sindaco del Comune di Padova,  Antonio Salvati (Inail Padova), Delegati aziendali (Cgil, Cisl e Uil), Riccardo Dal Lago (Uil Padova e Rovigo), Aldo Marturano (Cgil Padova), Gianfranco Refosco (Cisl Veneto).

"Sono passati dieci anni  - ha detto il vice presidente della Provincia di Padova Fabio Bui - da quando, nel 2008, la crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti ha investito l’economia reale e si è abbattuta su cittadini, imprenditori, lavoratori. In questo primo decennale, il mio pensiero va a tutti coloro che hanno pagato con la vita, con il fallimento di aziende, con sacrifici e preoccupazioni enormi, un cambiamento epocale che ancora oggi non è finito. Le statistiche e i numeri raccolti da Veneto Lavoro ci dicono che, da allora, la situazione ha registrato un leggero miglioramento e il territorio padovano si inserisce nel trend positivo registrato negli ultimi anni. Se guardiamo indietro, il nostro tessuto sociale, istituzionale ed economico ha sostanzialmente retto l’urto dei momenti peggiori grazie alla rete messa in campo da tutti i soggetti istituzionali, sociali, imprenditoriali del territorio. Ma certamente non siamo tornati ai livelli pre crisi, tante persone sono rimaste in difficoltà e i giovani non credono più nel loro Paese.

A fronte di saldi occupazionali positivi e del buon dinamismo registrato nel mercato del lavoro, il dato negativo sul tempo indeterminato che ha caratterizzato il 2017 (- 2.995), seppur con tutte le dovute letture del caso (fine degli incentivi e attesa per quelli nuovi), ci deve far riflettere. Significa, infatti, che sostanzialmente è ancora forte il clima di incertezza. Del resto i conflitti internazionali che stanno disegnando nuove geografie mondiali, non aiutano le imprese ad avere orizzonti certi entro cui muoversi, pianificare, investire. Ma non solo: la rivoluzione tecnologica sta disegnando un mondo completamente nuovo con modi di produzione attraversati da profonde innovazioni. E se da una parte la tecnologia può creare nuove opportunità, dall’altra è forte il timore che la robotica, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione taglino fuori intere fette di lavoratori.

Nei giorni scorsi Eurostat ha diffuso dati che la dicono lunga sulla scia di diseguaglianze che la crisi ha lasciato in eredità: il 10 % della popolazione italiana più benestante raccoglie il 24,4% della ricchezza totale  con una crescita di quasi un punto in otto anni. Solo la Bulgaria, insieme a noi, sconta in tutta Europa disuguaglianze tanto marcate. Senza contare le differenze di genere: lo scarto occupazionale tra uomini e donne in Italia è pari al 19,8% e siamo i penultimi per ciò che riguarda il tasso di occupazione 2017 con un 62,3%: dietro di noi, solo la Grecia. Purtroppo anche il Veneto vanta un triste primato: siamo la Regione con più morti per incidenti sul lavoro da inizio anno. Sono vittime inaccettabili perché di lavoro nel 2018 non si può morire. Molto, moltissimo, quindi, resta ancora da fare perché l’occupazione torni a dare serenità ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese e offra prospettive vere ai ragazzi. Serve un cambio di passo che parta dal Governo centrale, ma a cascata arrivi anche agli uffici che poi nel concreto devono aiutare i lavoratori a cercare impiego o a ricollocarsi. Ricordo che tutto il settore Lavoro e i Centri per l’Impiego, fino a qualche anno fa in capo alle Province, vivono ancora in un limbo in attesa che la Regione ne definisca la nuova organizzazione.

Il 1° maggio -  ha continuato Bui - deve quindi riportarci all’essenza della nostra Carta costituzionale: il lavoro significa pace e dignità, è il pilastro dello sviluppo e della libertà. Se la struttura produttiva e sociale non è più in grado di assicurare occupazione, se l’incertezza diventa precarietà e sfruttamento, se si torna al lavoro a chiamata, al lavoro nero, alla poca sicurezza dei lavoratori, la crisi rischia di travolgere le principali istituzioni rappresentative e quindi la democrazia stessa.  In questo complesso scenario, il lavoro deve restare al primo posto dell’agenda politica e istituzionale di tutti i livelli perché lo Stato, le Regioni e le nostre comunità possano riuscire a trarre il meglio dai cambiamenti in atto.

Cito le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella: “Il lavoro cambia, ma la dignità e la libertà delle persone, assicurate da una buona occupazione, restano l’elemento vitale, insostituibile di ogni società democratica”. Alle donne, alle madri, ai lavoratori di ieri, di oggi, di domani, ai giovani e a tutte le persone che vogliono costruire un mondo equo e operoso, agli imprenditori che oggi hanno deciso di rinunciare al profitto per favorire il riposo dei loro dipendenti, rivolgo i miei auguri di una BUONA FESTA DEL LAVORO"

 
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